Liquidità dalla propria casa, ecco come cambia il prestito vitalizio

Dopo il restyling della normativa ispirata al «mutuo al contrario» molte le novità offerte, tra cui maggiori garanzie per gli eredi. Il rischio della capitalizzazione degli interessi passivi maturati

ttenere liquidità dalla propria casa per integrare la pensione o aiutare i figli: ora è possibile nelle filiali di Intesa Sanpaolo. Il Gruppo lancia infatti la sua proposta di prestito vitalizio ipotecario, uno strumento che , a differenza di quanto accade con la vendita della nuda proprietà, consente agli eredi di rimanere in possesso della casa. Ispirato dal cosiddetto reverse mortgage (mutuo al contrario) offerto nei Paesi anglosassoni e previsto dal nostro ordinamento dalla Finanziaria 2006 il prestito vitalizio nella sua prima traduzione italiana ha incontrato scarso successo al punto che lo scorso anno le sue regole sono state radicalmente cambiate e da marzo 2016 il regolamento attuativo è in vigore.
Il prestito vitalizio di Intesa Sanpaolo presenta una serie di caratteristiche di garanzia per gli eredi che vanno al di là delle previsioni normative e arriva sul mercato dopo PrestiSenior di Monte Paschi, che peraltro non è un prodotto del tutto nuovo poiché consiste nel restyling del mutuo proposto con la precedente normativa. Ma come funziona in concreto il prestito? Bisogna avere almeno 60 anni e si può ottenere, ipotecando un immobile residenziale, una cifra in funzione della propria età e del valore della casa. Per restare al prestito di Intesa Sanpaolo su una casa stimata 300mila euro un 60enne può ottenere al massimo 72mila euro, a 70 anni 98mila, a 80 anni a 162mila. Ottenuta la somma ci sono tre possibilità: 1) pagare rate costituite di soli interessi; 2) estinguere a un certo punto il mutuo; 3) non pagare nulla e lasciare che se ne occupino gli eredi. In questa ipotesi (che verosimilmente sarà di gran lunga la più gettonata) gli eredi possono decidere di saldare tutto il debito oppure di lasciare che la banca metta in vendita l’immobile: Se il ricavato sarà superiore al debito gli eredi terranno la differenza, in caso contrario nulla dovranno alla banca. La legge non impone che gli eredi vengano coinvolti nella scelta di accendere il mutuo; il mutuo di Intesa Sanpaolo prevede però che nel caso vi siano figli questi debbano avallare la scelta dei genitori. Questo perché l’esborso che saranno chiamati a fare potrebbe essere non indifferente. Gli interessi infatti si capitalizzano. Il mutuo è a tasso fisso del 4%: significa che un debito originario di 100mila euro dopo 10 anni di interessi non pagati sale a oltre 148mila, dopo 15 anni supera i 180mila e al ventesimo anno arriva a quasi 220mila.

 

Fonte Corriere.it